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Code 0: ne parliamo seriamente?

F&B Yachting, vendita di accessori nautici e marini
Pubblicato da in Vela · 25 Ottobre 2018
Tags: code0
E’ una innegabile realtà: da qualche tempo, quando ci si appresta a comprare pressoché qualsiasi barca, viene sempre offerto il “pacchetto Code 0”.

Noi stessi abbiamo moltissimi armatori che ci chiedono preventivi per Code 0 da installare su barche nuove, datate o storiche, grandi, medie o piccole: ma la nostra esperienza è che pochi hanno ben chiaro che cosa sia e cosa offra questa vela che peraltro a noi piace moltissimo.

A vederla sembra perfetta: è armata su un frullino, per cui – nell’immaginario  - "me la tengo armata a prua e la apro e chiudo secondo necessità".
 
Poi, in realtà, se così facessi non arriverebbe sana a fine stagione, in bolina mi spaccherebbe il vento sul genoa, in genere, quando chiusa,  mi aumenterebbe peso sulla prua e in testa d’albero, ed il “biscione” che forma da rollata è difficile da gestire e stivare.



Facciamo quindi il punto una volta per tutte:

Il Code 0 è una vela asimmetrica da prua, dotata di frullino e cavo anti-torsione integrato, nata originariamente per barche di  grosse dimensioni per rispondere ad una precisa esigenza: veleggiare in condizioni di pochissimo vento.

Di conseguenza si tratta di una vele tendenzialmente in poliestere o Nylon di bassa grammatura (oggi ne esistono anche in più pesanti membrane), di taglio perlopiù triradiate per consentire uno sviluppo in superficie abbastanza magra, disegnate  – proprio perché devono essere usate da condizioni di semi-bonaccia -  così da  sfruttare al massimo il vento apparente.

Ora, anche se diamo per scontato che chi ci legga abbia ben chiaro il concetto di vento apparente, ci dilunghiamo brevemente su una nozione fondamentale alla comprensione del Code 0: il vento apparente, ovvero la somma (vettoriale) del vento reale al vento creato dal moto della nostra stessa barca, è ovviamente più alto di quello reale se noi ci muoviamo verso il vento;  più basso se andiamo nella stessa direzione del vento (vedere l’illustrazione)

 
E’ infatti abitudine di qualsiasi velista che non debba seguire una rotta precisa ma bensì navigare secondo il vento, in condizioni di poca pressione, tendere ad andare in bolina così da sviluppare un apparente più alto, piuttosto che in poppa, dove appunto l’apparente diminuisce.
 
Punto uno:

Di conseguenza il Code 0, essendo una vela da usare con poco vento,  è tagliato per sfruttare al massimo il vento apparente: offre infatti degli angoli di performance molto limitati, ovvero da 50-60° a 110-120° sull’apparente.

Senza voler addentrarsi in complessissimi calcoli, questi sono semplicemente gli angoli in cui – con poco vento – qualsiasi scafo è in grado di sviluppare al meglio il vento apparente.

In questo range è una vela MOLTO DIVERTENTE, una delle poche che permette di navigare senza motore in regime di brezza limitata ma…
Il Code 0 NON E’ UNA VELA DA VENTO PORTANTE, non lo è mai stata e non lo potrà mai diventare…
 
Poi lo sappiamo che c’è qualcuno che potrebbe obiettare d’aver spinto il suo Code 0 a 140°, a 30° o che altro: ripetiamo che si sta parlando di gradi di performance della vela. Anche il mio lenzuolo dove ho dormito stanotte lo posso portare da 30 a 180 gradi, ma con quale risultato?

Tornando seriamente al Code 0, il problema è che viene spesso proposto come vela che sostituisce spi, gennaker  ecc. ed è proprio questa la prima fregatura sottesa. Il Code 0 non potrà mai sostituire delle vele nate per andare con vento in poppa: potrà tuttalpiù avere una certa sovrapposizione in un range limitatissimo in gradi e forza di vento.

Secondo punto:

Dicevamo appunto che il Code 0 offre un range in gradi sul vento apparente molto limitato: 50-110 o 60-120 a seconda del taglio e della barca. Si parla infatti di un arco d'utilizzo di soli 60° sull’apparente che in relatà sono un po' pochini.
 
Di conseguenza è una vela che si presta MOLTO BENE per fare dei bordi seguendo sportivamente il vento, ma difficilmente a seguire una rotta ben precisa, a meno che l’armatore non sia baciato da una fortuna “gastoniana”…
 
Tradotto: mentre nei week-end passati a seguire il vento il Code 0 può regalare delle indimenticabili soddisfazioni, nell’uso crocieristico rischia di rimanere chiuso in un gavone.
 
Terzo Punto
 
Il Code 0 necessita della più ampia superficie possibile, dovendo appunto sfruttare condizioni di poco vento. Non potendo più di tanto sviluppare il suo taglio verso poppa, lo si allunga verso prua per cui è una vela che,  per essere di una misura che le dia efficienza, richiederebbe un bompresso  (o una delfiniera).

Non solo: anche se si usa con poco vento, per ottenere la necessaria laminarità, la sua drizza deve essere “cazzata a ferro”: di conseguenza non solo la drizza deve essere in Dyneema, ma spesso anche parancata in testa d’albero. Sovente anche il bompresso deve avere un vento di rinforzo sulla prua. Poi, ovviamente richiede il suo frullino...

Insomma, armare un Code 0 (e questo è un discorso che vale soprattutto per le barche che non sono state originariamente previste con questa vela) ha un costo accessorio da considerare che va molto vicino al prezzo stesso della vela.

Quarto punto:

Dicevamo che è una vela originariamente nata per barche grosse: perché?
Per una ragione precisa: barca grossa = albero più alto = capacità di prendere il poco vento fresco che si trova più in altitudine.

Con l’eccezione di pochissime barche ultra-veloci (come il nostro Django 9.80 di cui abbiamo spesso parlato, per esempio), capaci quindi di sviluppare con facilità un forte vento apparente già con la pochissima aria “più bassa”, su una barca “normale” sotto i 40 piedi, vale la pena di chiedersi se abbia senso armare un Code 0. Questo semplicemente perché l’albero non è sufficientemente alto.

Eppure noi abbiamo visto queste vele armate su barche troppo piccole, addirittura con la drizza frazionata a 7/8 o 9/10! Pessimi i velai che le hanno consigliate, non ci sono scuse…

Per fare un esempio concreto, noi diamo il Code 0 come una opzione per i Django 9.80, ma non lo proponiamo affatto sul più piccolo (stesse caratteristiche di velocità) Django 7.70 perché il suo albero è troppo corto.


Code D a sinistra - Code 0 a destra
 
Quinto punto:

Il range in forza di vento e condizioni di uso: abbiamo detto che è una vela nata per poco vento, che è di grossa superficie  e che richiede un armo molto particolare.

Une Code 0 entra in performance con pochissimo vento, diciamo da 2 a 5 nodi ma – attenzione – con mare piatto. Con onda (onda morta con così poca aria) la vela sbatterebbe rischiando di rompersi e comunque non potrebbe portare…

Considerando la superficie, la leggerezza del tessuto e l’armo molto tirato, bisogna chiuderla  non oltre i 12 nodi di apparente. Per carità: io stesso ho portato dei Code 0 in membrana fino a 15-16 nodi, ma lo ho fatto sapendo di mettere a rischio attrezzature e vela…

E’ comunque logico pensare che sopra gli 8-10 nodi di apparente, un buon genoa svolge egregiamente la sua funzione, in andature molto più ampie di un Code 0 e senza rischi, per cui che senso avrebbe rischiare?

Per cui, un code 0 ha un range d'uso sulla forza di vento, al massimo fra i 2 e i 12 nodi di vento APPARENTE (quindi con un reale molto più basso): altro intervallo estremamente limitato...

Riassumendo:

I Code 0 è una vela divertente ed unica in certe condizioni ben determinate, ma consente un range d’uso estremamente limitato in forza e gradi di vento, ha un prezzo generalmente altro (vela + attrezzature)  e, soprattutto, non è una vela da vento in poppa!

Aggiungiamo un altro punto fondamentale: il Code 0 non dovrebbe essere la terza vela a bordo (dopo randa e genoa).
Tuttalpiù la quinta dopo randa, genoa, una vera vela da vento portante (a questo punto, non possiamo fare a meno di nominare le vele Parasailor e Parasail) e, per ovvie ragioni di sicurezza, dopo una buona tormentina.

Quindi Code 0 si, ma sulle barche delle giuste dimensioni e avendo una esatta idea della sua utilizzazione… abbasso le mode: noi si va in mare, mica in passerella!
 
Ezio Grillo

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2 commenti
Pietro Parisi
2018-11-10 15:16:15
Bravo Signor Grillo, finalmente un po' di verità!
Finalmente un velista professionista che va oltre i suoi possibili interessi e alle mode, per spiegare con chiarezza i veri aspetti tecnici di queste vele.
Paolo B
2019-09-06 18:29:06
Ezio sei un grande!
Se avess iletto questo tuo articolo prima, porca miseria...
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