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Come risparmiare nella nautica, superando allo stesso tempo falsi miti e luoghi comuni

F&B Yachting
Pubblicato da in Manutenzione a bordo · 5 Dicembre 2018
Tags: risparmiolavoriabordorisparmioacquiatinautici
In quasi ormai un quindicennio, probabilmente il più difficile che si ricordi nel nostro settore, siamo cresciuti sia come rivenditori al dettaglio, sia come distributori esclusivi di prodotti ed equipaggiamenti nautici di qualità.
Possiamo quindi affermare che, dall’apertura della F&B Yachting, abbiamo acquisito una discreta conoscenza del nostro mercato il quale, più di altri, ha subito la crisi e forse non ne è ancora pienamente uscito.

Vorrei quindi iniziare questo articolo sfatando alcuni miti e luoghi comuni che spesso avvelenano il rapporto fra professionisti e appassionati della nautica.

Partiamo in salita, affrontando in primis la figura del “professionista nautico”.
 
Sono costretto ad ammettere che, nel mondo della nautica, alcune figure particolari di “professionista” siano spesso rappresentate da nient’altro che appassionati senza arte ne parte i quali, per amore o disperazione, si sono improvvisati esperti, tecnici o, peggio, skipper a tempo pieno, mettendosi a lavorare in quello che sembrerebbe un paradiso luccicante dai facili guadagni.

Senza voler entrare troppo nel particolare, l’arte marinaresca è fatta di “mestiere”: qualsiasi sia la specializzazione, benché ci siano testi preziosi  e decine di migliaia di tutor on-line su qualsiasi tema, di fatto  non esiste una scuola specifica che ti insegni come fare quel dato lavoro a bordo.
Si può aver avuto dei bravi maestri (io ho avuto l’immensa fortuna di goderne di tanti),  ma la differenza vera fra “mestiere” e “professione” sta nel fatto che il primo non è universalmente codificato: si impara… lavorando, studiando, rubando e accumulando conoscenza e una certa consapevolezza della cose. Non si improvvisa!
 
La “scienza nautica” è infatti vastissima perché tutto a bordo è un sistema complesso e connesso: bisogna sapere bene un po’ di tutto, meglio dire “un po’ di tanto”, per operare in maniera consapevole. Per fare un esempio, è chiaro come un elettricista di casa, non sappia nulla di corrosioni galvaniche, di cicli e sistemi di carica delle batterie,  di corrosione salina, di interferenza elettromagnetica e altre mille amenità di questo mondo marino.

Bisogna però  dire che, a seguito della crisi, la maggior parte dei  “professionisti improvvisati” di cui parlavo in apertura, sono spariti: quelli che sono sopravvissuti è perché probabilmente fanno dei prezzi tali da suggerire che forse non siano proprio i più attrezzati, aggiornati ed… onesti (alcuni lavorano in nero). Chi si serve da loro non si deve lamentare se poi scopre di star facendo solo dell’assistenzialismo sociale.

Aggiungiamo poi coloro che, cresciuti negli “anni d’oro”, si sono fatti prendere un po’ troppo la mano e pensano ancora di poter approfittare dell’ostentata generosità tipica di alcuni armatori di quel tempo  ormai passato: anche questi, se sono ancora in piedi, sono forzatamente destinati a scomparire.

Dal punto di vista della maggioranza degli operatori nautici - parlo di quelli dalla testa china sul lavoro e che hanno resistito a questi anni durissimi con attenta professionalità e indefesso impegno - tutti  questi “signori” hanno sicuramente avvelenato un ambiente altrimenti nutrito da arte e passione.
Ancora adesso, infatti, chi lavora nella nautica si trova a volte ad avere a che fare con clienti che, in quanto precedentemente scottati, mostrano ingiusti atteggiamenti generalizzati.
Ma siamo tutti uomini di mare e di certo ne prendiamo atto ma senza lamentarcene troppo…
 
Questo non significa però accettare il luogo comune secondo cui nella nautica siamo tutti troppo cari, lavoriamo male e sfruttiamo i “poveri armatori”: e qui apriamo un nuovo capitolo.

Prima di tutto riteniamo per esperienza diretta che gli armatori siano persone fondamentalmente preparate alla vita: è logico dedurre che chi arrivi a possedere una barca – che ovviamente è un bene di lusso - è persona di successo e quindi certamente NON così ingenua da farsi portare via del denaro dal primo che passa in banchina.
 
Chi invece è armatore per passione e con fatica, per cui privo dei primati economici di cui sopra, è ancor più una persona attenta ed armata contro le fregature.

Forse negli anni Ottanta era facile abbindolare qualche signore benestante che con altrettanta facilità aveva fatto su un bel gruzzolo poi investito in un grosso yacht.
Ma oggi, qualsiasi buon professionista nautico con un po’ di esperienza e grano sails, sa bene che con gli armatori non si scherza: li perdi per sempre e… parlano fra loro!

Di conseguenza, la storiella del “povero armatore” alla mercé dei cattivi squali da pontile, oggi non è proprio più sostenibile.

Siamo cari?
 
Si sente dire spesso: “eh ma tutto quello che si compra per la barca costa 10 volte di più!”.

Come tutti lavoriamo in un mercato e quindi siamo costretti a sottostare ai suoi equilibri dettati da domanda e offerta.
 
Ma ancor prima di ciò, siamo parte del Mercato Unico Europeo e nell’era di Internet; come in tutti gli altri settori, i prezzi dei prodotti e delle materie prime sono quelli dei listini-prezzi europei, ovvero identici in ogni Pese della CE (con delle piccole variazioni dell’IVA, ma nulla di più) e sono tutti facilmente verificabili su Internet.
Poi è ovvio che, in un certo momento, in non so quale Paese, si potrà trovare quel tale oggetto super-scontato: e vivaddio!
 
Ma la cosa importante è che, senza voler nascondere nulla, ogni armatore deve sapere che oggi, anche i margini di guadagno per un negozio o di un installatore nautico sono quelli europei.
 
Infatti, su un prezzo al pubblico di un accessorio nautico, quando un negozio ha un 50% di sconto, ha tantissimo: infatti, con qualche rarissima eccezione, questo tipo di sconti si hanno solo su prodotti di qualità bassa su cui gli stessi produttori  godono di margini alti.
La verità dura per tutti, per chi vende e per chi compra, è che la maggior parte degli sconti professionali (un tempo si diceva “prezzi all’ingrosso”) vanno dal 20% al 40% e attenzione: sull’imponibile!

E per avere in pronta consegna, che so, un bozzello di un dato produttore, il negoziante deve:

  1. Averlo acquistato in quantità
  2. Pagare in anticipo (costo dell’immobilizzazione del denaro)
  3. Averne pagato i costi di spedizione
  4. Prendersi il rischio delle rimanenze del magazzino (costo dell’immobilizzazione del denaro negli anni successivi + il rischio che la marce diventi obsoleta)
     
Chiunque abbia un minimo di famigliarità con il commercio si rende conto quanto i margini sopra indicati siano esigui e perché si trovino sempre più spesso prodotti di bassa qualità.
 
Inoltre, per rendere disponibile i propri prodotti a pochi passi dalle banchine bisogna:
 
  1. Avere un negozio (affitto, mutuo, immobilizzazione del denaro)
  2. Avere un magazzino fisico
  3. Pagare tutto l’anno luce, acqua, riscaldamento, aria condizionata
  4. Pagare il personale
       
Tutto questo per una attività che ovviamente ha dei picchi stagionali, e che in bassa stagione non è sufficiente spesso per ripagare i costi strutturali.
Però se nel porto non si trova neanche un negozio di nautica: “eh beh, non va bene!”.

Ma quando si entra in un negozio e si dà per scontato di trovare un prodotto o comunque di farselo procurare, bisognerebbe tener conto di quanto sopra, prima di chiedere uno sconto.
 
I prodotti sono cari?

E’ indubbio ed è inutile negarlo, che i prodotti nautici siano generalmente costosi, perlomeno quelli di qualità.
 
Noi non siamo produttori, ma conosciamo molto bene i nostri prodotti per cui, anche per questo, sappiamo spiegare benissimo perché ciò avvenga:
 
Innanzitutto c’è un discorso di qualità tecnica e di materiali: ciò che va su una  barca dovrebbe essere costruito secondo rigorosissimi criteri di resistenza sia ambientale sia in termini di lavoro e all'usura. Materiali scelti, progettazione di alto profilo, realizzazione di qualità.   
 
Inoltre, e questo è il punto centrale, generalmente non si tratta di produzioni massive: la nautica è una nicchia di mercato ed un accessorio venduto in qualche migliaia di pezzi all’anno (spesso si parla di sole centinaia), non può godere delle economie di scala di un prodotto da casa realizzato in decine di migliaia d’unità!
 
Uno spazzolone da barca, che già deve essere costruito con cortezze, criteri e materiali molto diversi e più costosi rispetto ad uno domestico, viene comunque prodotto in pochi numeri.
 
Una cima in poliestere da 10 millimetri pre-stirata, magari “proprio di quel colore preciso che mi serviva”, ovviamente costa 3 volte di più rispetto ad un 10 millimetri in poliestere prodotto in Cina che si trova dal ferramenta sotto casa in città. Ma se si comprano 20 metri di corda (non di cima) dal ferramenta, si cazza la vela e poi la si prova in una bella bolina stretta, li si capisce perché costa cosi poco…

Ogni prodotto nautico finito deve rispettare appunto determinati criteri di qualità, durata e resistenza, caratteristiche non necessarie in “ambiti terrestri”.
Di conseguenza ogni prodotto nautico di qualità è sicuramente costoso ma non caro: si paga quello che si compra e si compra ciò di cui si ha bisogno in mare...
 
E ALLORA, COME SI FA  A RISPARMIARE IN BARCA?
 
Riassumendo, da un lato si ha bisogno di prodotti specifici che garantiscano degli standard di alto livello.
Dall’altro abbiamo una catena produttiva e di distribuzione a bassa marginalità, con dei numeri che non lasciano spazio a significative economie di scala: di conseguenza non c’è generalmente possibilità di riduzione dei prezzi.

Il grosso vantaggio per gli armatori sta però nel fatto che la nautica è stagionale e come tale offre delle ottime occasioni in bassa stagione.
 
Mentre nei mesi di iper-lavoro non c’è ovviamente spazio per trattamenti ed offerte speciali, nella bassa sono diverse le opportunità che si possono presentare.

Prima di tutto ci sono i produttori che spesso necessitano di smaltire magazzini e produzioni in eccesso e quindi fanno continue offerte. Bisogna coglierle: se non lo si fa non ci si può lamentare dei prezzi alti, ne si può pretendere di avere degli sconti nei periodi in cui il problema è avere abbastanza merce e nei tempi consoni per far fronte alla domanda!
 
Poi i negozi stessi, che non hanno la convenienza d’arrivare al 31 dicembre con un magazzino troppo fornito su cui pagar tasse: devono fare delle svendite.

Infine ci sono gli artigiani e i tecnici, che hanno molto meno lavoro in inverno e magari sono disposti ad eseguire delle manutenzioni a condizioni speciali, piuttosto che starsene in bottega a far nulla o peggio, a rimandare lavori in periodi in cui sono impegnati 16 ore al giorno…

Programmando bene gli allestimenti e le manutenzioni, non solo si risparmia tanto denaro, ma si arriva in stagione già con la barca perfetta e pronta all’uso: altrimenti, come sempre, si sale a bordo ad aprile e si va avanti fino a giugno inoltrato a sistemare la barca senza godersela, passando oltretutto il tempo a rincorrere gli oberati tecnici ed artigiani che non hanno un momento neanche per piangere.

Un altro consiglio che possiamo dare è quello, quando si hanno diversi lavori di fare a bordo, di affidarsi sempre in bassa stagione ad un professionista in porto che gestisca tutti i lavori: certo bisogna pagarlo ma, se bravo, alla fine fa risparmiare molto denaro e tempo.

E I REGALI CHE SPESSO FACCIAMO?
 
Sempre fra i luoghi comuni, c’è un altro apetto che mi sta a cuore: chi scrive - non è un segreto - è prima di tutto un appassionato. Siamo in tanti professionisti nautici appassionati e normalmente riversiamo anche all’eccesso tutta questa passione nel lavoro che amiamo.

Quello che però succede quando si lavora in un settore che è “tempo libero” per i suoi fruitori, è che la percezione del “valore del tempo” di chi ci lavora sia molto bassa: il lavoratore è avvertito spesso come se fosse quasi vacanza. "Beato te che vivi al mare e lavori sulle barche!".

Invece, proprio all’opposto, è molto difficile lavorare quando gli altri sono in vacanza e stanno godendo di quel tempo che tu devi invece amministrare professionalmente. Sempre meglio che lavorare in miniera, sia inteso, ma è peggio di fare un lavoro fra il lunedì e il venerdì, con le vacanze programmate, gli straordinari pagati ecc...

Questo aspetto, anche se non avvertito in maniera razionale, e un vero luogo comune ed oltretutto molto diffuso: spessissimo ci sentiamo infatti chiedere gentilmente e in amicizia cose del tipo: “dai vieni a fare due bordi con me così mi mostri o controlli…”.
 
Personalmente sono sempre lusingato da tali inviti, e sicuramente non conosco luogo dove possa stare meglio se non a bordo di una barca in mezzo al mare;  ma ciò non toglie che quel tempo passato a "fare due bordi" è spesso "forzatamente liberato", magari sottratto alla nostra barca, alla famiglia o alle amicizie di sempre.
Oltrettutto ha un valore ben preciso che, se fatturassimo puntualmente come farebbe qualsiasi professionista in altri settori, farebbe passare a molti la voglia di invitarci a bordo.
 
A dispetto del luogo comune secondo cui “siamo tutti troppo cari”, questo è tempo che spesso regaliamo e che, personalmente, non negherò mai ad un cliente-amico.
Ed è sempre un gesto di passionale generosità!

 
Ezio Grillo

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2 commenti
Gianluigi
2018-12-05 19:30:08
Sono un vostro cliente e vi apprezzo molto per serietà e qualità dei prodotti venduti, i quali, ovviamente, hanno prezzi più cari della media proprio perché validi. Mi lasci fare, però, un semplice esempio un copriwater per barca Costo 80 euro su un sito nautico ...lo stesso identico modello ..comprato su un sito per caravan pagato esattamente la metà ... infatti, adesso quando vado in giro a comprare articoli per la barca dico che ho il camper e il commerciante mi fa uno sconto maggiore...questo è un dato di fatto. Professionisti a bordo..... non conosco la realtà della vostra zona ma qui chiamare qualcuno a bordo significa fare un mutuo ! Cerco di fare tutto quello che posso da solo ma non è possibile riparare tutto... alla fine spese su spese ....ciao barca ciao vostro lavoro.... oggi ci ha scritto l’uvai ... vuoi il certificato di stazza anche per l’orc club .... paga 80 euro di quota associativa più il certificato....lo chiamano piccolo sforzo... ma vi rendete conto di dove stiamo arrivando? Ci state dicendo rottamate le barche perché non c’è nessuno che neanche se le compra usate!
Ezio grillo
2018-12-06 12:42:59
Eh si Gianluigi, ha ragione: il mondo della Nutica non aiuta i suoi utenti e questa è un dei motivi per cui la crisi è stata molto amplificata in questo settore.
Questo però non toglie tutto quello che ho scritto nell'articolo su chi ci lavora in questo settore, ben sapendo che ci sono ancora i furbi (ma che stanno scomparendo) e così via...

Sinceramente di recente ho preso per la mia barca un inverter e lo sono andato a cercare fra i distributori che servono gli auoricambi, e non i negozi di nautica.
Sono però eccezionali i prodotti della nautica in condivisione con altri settori ed è sicuro che questi, se comprati in uno ship-chandler che ha delle economie diverse, costino dì più rispetto da un autoricambi che lavora in maniera stabile tutto l'anno.

QUELLO CHE VORREI CHE PASSASSE DA QUESTO ARTICOLO è che la speculazione che ancora esiste nella nautica, non dipende in genere dai lavoratori (negozianti, tecnici, artigiani) ma da altro: lo Stato per primo e storicamente con le sue burocrazie, tasse e rappresententi, la Politica, alcuni porti (conosciamo dei meravigliosi casi che hanno fatto eccezione), le grosse associazioni, i grossi gruppi.

Chi invece ci lavora umilmente è soggetto agli stessi problemi di un armatore e forse ancor di più, ed è lì per servire e vivere dei sui servizi che dà...
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