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La catena d’ancoraggio: tante parole e tanta confusione…

F&B Yachting
Pubblicato da in Ormeggio ·
E’ un po’ che ho in mente d’affrontare questo articolo: “affrontare” è la parola giusta perché si tratta di un argomento a dir poco spinoso e non è sempre facile rendere giustizia a tutti gli argomenti.
 
Iniziamo quindi con una importante premessa: pochi tengono in considerazione che negli ultimi anni c’è stata una notevole evoluzione nella produzione delle catene.
Di conseguenza, molte delle leggende e teorie che si sentono in banchina, traggono origine da catene che, benché si possano trovare ancora sul mercato, sono ormai sorpassate.
 
Parliamo infatti di una enorme evoluzione sia nella qualità delle materie prime, sia nelle tecniche e tecnologie di lavorazione che addirittura vedono brevetti conseguiti da diversi catenifici.
Tali progressi hanno permesso di elevare i carichi di rottura, nonché  la resistenza alla corrosione e al lavoro nel tempo, a livelli non immaginabili solo qualche decennio fa.
 
Altro punto importante, che spesso dà luogo a fraintendimenti, è che in questa sede parliamo di catene da usare in ambiente marino (con buona pace dei navigatori lacustri): essendo un ambiente particolarmente corrosivo, i materiali e soprattutto le lavorazioni devono essere adeguati.
 
Di conseguenza, gli esperti in acciai e catene generiche devono astenersi dal teorizzare su linee d’ancoraggio migliori perché con acciai “migliori” che chissà perché non vengono mai utilizzati in mare: non vengono mai utilizzati semplicemente perché non idonei all’ambiente marino!

Fatto chiarezza, ora parliamo di cose serie… e un po’ noiose ahimè.

La legge italiana prescrive catene per ancora che abbiano un “Grado di Forza” (detto semplicemente “Grado”) pari a 30: tale misura ne indica, indipendentemente dal diametro del filo della catena stessa, una determinata resistenza meccanica.

Di conseguenza, per determinare la giusta catena dell’ancora per la propria imbarcazione, bisogna assicurarsi del Grado di certificazione (almeno 30), della misura del filo (in dipendenza della lunghezza/dislocamento ed eventuali caratteristiche dell’imbarcazione), oltre che della lunghezza per garantirsi sempre il giusto calumo rispetto alla profondità dei fondali dove “normalmente si ancora” (4 volte il fondale + l’opera morta).

Seguendo il detto “poca cima, poco marinaio” noi consigliamo calumi del tipo: non sotto i 50 metri per barche inferiori a 10 metri, poi intorno ai 75 metri per barche fino a 15-16 metri, per poi passare ai 100 metri. Non è una legge ma solo un consiglio…
 
La più discussa  diatriba è quella sull’uso della catena zincata “contro” la catena inox.
La voce di banchina più insistente a questo proposito è quella secondo cui le catena zincate siano migliori perché godono di carichi di rottura maggiori.

Non è vero:  diciamo che a parità di filo, salvo qualche eccezione di catene speciali apparse sul mercato, una catena in zincato ha un carico di rottura più basso di una corrispondente in acciaio inox.

Infatti, storicamente le catene zincate sono di Grado 30, oggi se ne trovano di Grado 40; eccezione fanno alcune rare catene in acciaio zincato legato che arrivano a Grado 65. Ma le catene in inox (AISI 316 L) partono dal Grado 50, e salgono al 60 e 60 Plus (le rare AISI 318 LN).

Le vere differenze sono però nell’elasticità: le zincate sono infatti più “elastiche” delle inox. Nella lunghezza della catena stessa “l’elasticità” fa gioco positivo ammortizzando i picchi di tensione e questo è indubbiamente un punto a favore della zincata.

Considerando che una catena zincata costa circa 1/3 di una catena in inox, si giudica spesso e giustamente più conveniente l’adozione della prima.

La zincata però, dura meno: diciamo 8-10 anni - se trattata bene - prima di perdere la zincatura e sviluppare ruggine. Appena sviluppa ruggine conviene cambiarla piuttosto che, consiglio spassionato, imbarcarsi in una nuova zincatura.
Quindi la catena zincata richiede periodici attenti controlli delle singole maglie perché, se saltasse la zincatura (contro un scoglio per esempio), lì si potrebbe innescare un pericoloso processo di corrosione.
 
Contrariamente, una catena inox di ottima fattura, è più resistente all’usura e può durare per due decine d’anni o più…
 
Il più noto svantaggio delle zincate è che, avendo la superficie ruvida, si accumulano su sè stesse nel gavone dell’ancora fino a bloccarsi, costringendo così spesso le persone a lavorare scomodamente e sporcarsi per poter salpare l’ancora.
Invece, le catene in acciaio, avendo la superficie liscia scivolano distribuendosi meglio all’interno del gavone: questa è la prima ragione per cui molti armatori optano per la inox.
 
Vantaggio delle zincate è che NON sono soggette a “cricche” (micro fratture che si possono creare nell’acciaio inox) e meno soggette ai rischi legati a cattiva lavorazione in fabbrica o materia prima di bassa qualità.

Le “cricche” si possono creare nell’acciaio inox  a causa di tre ragioni fondamentali: la qualità della materia prima,  la lavorazione dell’acciaio stesso (e delle saldature) e la lucidatura finale della catena.

 
In mare si usa acciaio inox a basso contenuto di carbonio: quello privilegiato è il già nominato AISI 316 L che può sviluppare cricche in acqua marina stagnante con temperatura sopra i 27.5 gradi C. Si tratta quindi di una condizione difficile da trovare sottacqua, perlomeno nel Mar Mediterraneo.

ATTENZIONE però che si trovano catene in acciaio inox AISI 304, 304L e 316, di resistenza sicuramente inferiore e che l’acciaio INOX, anche se AISI 316L, deve essere di prima qualità. I migliori acciai al mondo non si trovano in Asia ma bensì in Europa…

Esiste inoltre un solo produttore al mondo (per quello che sappiamo), la tedesca Waelder da noi distribuita, che è in grado di produrre catene nautiche in acciaio inox AISI 318 LN che, non solo hanno un Grado 60 Plus, ma godono di una resistenza alla corrosione che non trova condizioni scatenanti in natura.

Bisogna inoltre considerare che l’acciaio inox è più difficile da lavorare e soprattutto da saldare rispetto allo zincato. Quindi è il produttore che fa la differenza: nell’acquisto di una catena in inox è FONDAMENTALE scegliere il catenificio giusto, che sia perlomeno Europeo così da garantire e certificare non solo la qualità della lavorazione (saldature e lucidatura) ma anche della materia prima.

La lucidatura dell’acciaio inox è l’aspetto determinante per garantirne la resistenza nel tempo all’usura e alla corrosione: i catenifici importanti investono continuamente in risorse per migliorare questo processo fondamentale. Una lucidatura eccellente si distingue grazie alla bassissima o nulla porosità e per la distribuzione compatta ed uniforme in ogni punto di ogni singola maglia.

ATTENZIONE quindi ai diversi produttori Europei, Americani e Canadesi che in realtà fanno produrre le catene in Asia: sempre accertarsi della provenienza!

Tornando ai reciprochi vantaggi, le catene inox (oltre ad essere più belle), se di ottima manifattura come ho scritto hanno una lunga durata nel tempo, consentono controlli di stato più veloci, non portano a bordo tanto sporco, si lavano con più facilità.

Quelle in zincato sembra che, grazie alla loro superficie ruvida, facciano più attrito sul fondale marino diminuendo così il brandeggio: nessuno lo ha provato scientificamente però…

Altro vantaggio della zincata è che la resistenza e affidabilità è, rispetto alla inox, meno soggetta alla qualità di lavorazione e alle materie prime.
Per carità ho scritto “MENO soggetta": non vuol dire che non sia soggetta…  personalmente non comprerei mai per la mia barca una catena in zincato che non sia di un rinomato catenificio italiano.
 
Come sappiamo infatti, il paradosso della catena è appunto che basta un solo “anello debole” per spezzarla: e di catene spezzate nella mia vita ne ho sostituite tante, troppe…
 
Insomma, analizzando un po’ tutto, come spesso succede a bordo non esiste una tipologia di catena perfetta per ogni esigenza ed uso.

Quello che posso dire nella mia ottica di velista-navigatore (che ahimè sta passando troppo tempo in ufficio), è che previlegerei una catena in zincato di un ottimo produttore, che mi farei certificare e che terrei periodicamente d’occhio.

Questo sempre che non avessi un problema con il gavone dell’ancora e l’accumularsi della catena al suo interno : in questo caso sceglierei senza riserve una inox AISI 318 LN.
 
Ed ora, buona rada a tutti…

 
Ezio Grillo




2 commenti
Franco Masini
2018-06-10 10:14:13
"Bella riflessione sulle catene dell'ancora per piccole imbarcazioni , peccato che non si sia accennato a quelle in uso su navi maggiori che, onde favorire la presa sul "Barbotin", e pena anche l'eccessivo allungamento della catena stessa, possiedono il "Traversino"
Mauro Todisco
2018-06-13 16:21:33
mi sembra che ci sia anche una differenza nel peso al mt: la catena zincata ha un peso maggiore. questo ha valore anche sulla tenuta (maggior peso= maggior tenuta a parità di lunghezza di ormeggio)?

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