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Perché, da professionisti, per primi chiediamo sempre – e paghiamo - la consulenza di un bravo perito

F&B Yachting
Pubblicato da in Manutenzione a bordo ·
Tags: perizie
Dopo più di trent’anni di attività in ambito nautico, devo confessare che fra noi professionisti è ben diffusa la “Sindrome dell’Onniscienza”: per qualche ragione è come se noi che lavoriamo con e sulle barche, per una sorta di unzione divina, spesso pensiamo di sapere e percepire tutto di qualsiasi yacht.

In questi mesi stiamo affrontando un nuovo progetto che parte dall’acquisto di una barca a vela storica, fra i 45 e i 50 piedi, da rimettere a posto e “attualizzare” per poi farla lavorare.
Fatto sta che dopo mesi di ricerca ne trovo una bellissima, una Signora del mare dei primi anni ‘80, una di quelle che, quando entra in porto, non può non catalizzare l’attenzione e gli sguardi più attenti e raffinati.

Individuata, visitata, fatta l’offerta, eseguita la prova in mare, determinate un bel po’ di criticità e poi… ed è qui che resistendo alla mia “Sindrome dell’Onniscienza” o deciso di rivolgermi ad un perito.

Ovviamente non faccio il nome della barca, è ancora in vendita, ma faccio quello del perito perché ne ho voluto uno dei migliori: Davide Zerbinati.

Per chi non lo conoscesse, Davide e un cremonese classe ‘78, noto da molti anni per le innumerevoli collaborazioni con le più importanti riviste nautiche italiane e anche per il suo best-seller Lavori a Bordo, una vera “bibbia” per chi va in mare e abbia una minima velleità al bricolage.
Architetto navale, perito nautico e “ultrasonista”, ha al suo attivo alcune migliaia di perizie e, indubbiamente, è uno di quei professionisti che allo studio, all’esperienza  e alla passione, ha unito un talento innato.

Dicevo appunto che la barca in questione l’avevamo già visitata, aperta, studiata e provata in mare: ovviamente per la visita del perito l’abbiamo fatta tirare in secca con qualche giorno in anticipo così da farla asciugare quanto basta per permetterne le analisi sull’umidità nello scafo.

Arrivo quindi alla marina verso le 9.30 e trovo Zerbinati già al lavoro dalle 7 con l’opera viva tutta contrassegnata di appunti.
Ci illustra una situazione che in effetti era probabile in una barca di quell’età e un po’ trascurata negli ultimi anni: per cui una certa presenza di umidità da curare ma senza arrivare ad un concreto rischio di osmosi.
Questa analisi, devo dire eseguita con molta cura e precisione, qualsiasi buon perito è in grado di farla anche se non con la stessa accuratezza.

Poi ci indica alcune riparazioni profonde dello skeg, peraltro eseguite male e da rifare: di questo, vero “vizio occulto” della barca, ce ne saremmo potuti accorgere anche noi con una analisi della barca in secca.

Ma la prima vera differenza in competenze specifiche arriva quando Davide dichiara che questa barca ha un difetto di progettazione da controllare: le lande che, sorprendentemente, ai tempi venivano realizzate in ferro – ci siamo capiti bene, in ferro! – e quindi è probabile che fossero compromesse vista l’età.
Per verificare le lande bisognerebbe smontare mezza cabina: un bel lavoro di falegnameria che ovviamente non si sarebbe potuto fare in quella fase.
Andiamo quindi a vedere sotto le lande, nei gavoni; e lì arriva la sgradita sorpresa: un segno evidente di colata di ruggine di cui non mi ero precedentemente  accorto perché esattamente sotto dei collegamenti del circuito dell’acqua dolce: l’avevo quindi sottovalutata pensando che la ruggine provenisse da vecchie fascette ossidate.
Ovviamente, avendo riscontrato lo stesso fenomeno anche sull’altra fiancata, abbiamo tragicamente  confermato il problema senza dover smontare la cabina...

Ma le ricerche non si fermano qui. Zerbinati è voluto andare a fondo sulla questione skeg: l’armatore infatti aveva dichiarato d’aver “preso una catenaria ” e di non sapere di queste lavorazioni che probabilmente erano antecedenti e realizzate dal vecchio armatore.
Per cui andiamo ad investigare nel vano motore e nel gavone di poppa scoprendoli entrambi recentemente riverniciati nella zona interna corrispondente alla riparazione dello skeg e – attenzione – troviamo la verniciatura anche sotto il motore. Il motore è stato estratto per una revisione completa pochi anni fa e quella è stata l’occasione per riverniciare tutto: ergo, il proprietario attuale, anche se non ha realizzato lui la riparazione della pinna, sicuramente è pienamente al corrente della riparazione poi mascherata con la pittura.

Dal punto di vista della compravendita è un fattore importantissimo perché si passa da un “danno occulto” ad un danno probabilmente “occultato”, lasciando ovviamente delle ombre sulla trasparenza e i rischi legati a questa eventuale compravendita.

La delusione è stata enorme: ero infatti ormai molto affascinato da quella principessa del mare. Ma a ragion veduta questa è la prova che MAI bisogna acquistare un usato senza farsi affiancare da un perito: e che sia competente!

Voglio chiudere questo articolo sottolineando che noi -  F&B Yachting - non facciamo perizie, non guadagniamo su perizie altrui e che ovviamente paghiamo i periti per tutte le analisi che facciamo fare: a scanso di equivoci, non abbiamo nessun interesse economico nell’aver scritto queste righe.

Voglio infine ringraziare Davide Zerbinati, non per aver fatto il suo lavoro, ma per averlo fatto così bene…

Ezio Grillo


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