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Sondaggio: come navigano i velisti italiani?

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Pubblicato da in Vela ·
Tags: sondaggiovelistiitaliani
Da quando esiste la nautica da diporto, nella vela sono i francesi a fare scuola, dominarne il mercato, a collezionare record e vincere un gran numero di regate. E’ duro da ammettere ma  innegabile!

Noi Italiani, però, ci difendiamo non male con pochi ottimi cantieri, qualche casa che produce accessori eccellenti, i nostri campioni e record-man.
 
Poi, oltre ai numeri,  ci sono delle storiche considerazioni un po’ soggettive, secondo cui i velisti italiani sarebbero, a seconda dei punti di vista, generalmente più o meno preparati dei nostri cugini d’oltralpe.

Ci siamo chiesti quindi come “indagare” la questione, ma ovviamente non siamo una società specializzata in sondaggi e non possediamo i mezzi economici per pagarne una.

Abbiamo quindi deciso di approfittare delle nuove opportunità offerte dai “social”,  seguendo però scrupolosamente i seguenti punti:
 
  1. Ce ne freghiamo del livello dei francesi: sono bravi, forse i migliori, ma la cosa interessante è capire il livello medio di noi italiani senza stare a fare complessi ed inutili paragoni.
  2. Utilizziamo il servizio di sondaggio gratuito di Facebook, che ovviamente NON può essere  esaustivo in quanto si rivolge ad una nicchia di italiani velisti che, appunto, sono attivi anche su questo social (tende naturalmente ad escludere, oltre coloro che non sono iscritti, anche coloro che sono meno attivi, ovviamente privilegiando le fasce di età più giovani).
  3. Tale servizio permette di fare solo una domanda alla volta con solo due risposte secche (con a disposizione un numero di battute molto limitato sia nella domanda, sia nelle due risposte). Per cui abbiamo fatto tanti singoli sondaggi con domande semplificate al massimo
  4. Per ragioni statistiche, consideriamo solo i sondaggi che abbiano avuto non meno di 100 risposte

Prima di iniziare l’analisi insieme, vorrei però sottolineare che siamo rimasti positivamente sorpresi da diversi risultati: avevamo sicuramente un certo pregiudizio e quindi ci ha fatto molto piacere essere stati  smentiti…

Il primo sondaggi lo abbiamo pubblicato il 30 maggio 2018 e la domanda era: “Hai mai provato una vela di poppa sulla tua barca?”.
 
Riposte “si” o “no”.
 
Causa l’adozione di un gergo che, ahimè, sembra probabilmente essere ligure, la definizione “vela di poppa” non è sembrata chiara ad alcuni. Siamo quindi intervenuti nei commenti  spiegando che intendevamo le “vele per vento portante” (spi, gennaker, ecc.) e quindi il sondaggio è andato avanti.

Premessa importante di questa prima domanda è la frase “provato sulla tua barca”: ci siamo rivolti quindi agli armatori (non ad amatori che navigano su barche altrui o a noleggio) perché ci interessava capire se appunto sulla propria barca, e non in esperienze precedenti, è presente o è mai stata provata una vela da vento portante.
Ciò è fondamentale per comprendere non solo se il velista medio è capace di portare tali vele, ma soprattutto per comprendere quanto “le portanti” siano considerate un equipaggiamento basilare di cui armarsi.
 
La copertura è stata di 4.775 persone , hanno risposto 125 ed il risultato è stato di 54% “si” e 46%  “no”.
 
In realtà questo primo sondaggio è stato tutt’altro che incoraggiante per noi: sono anni infatti che ci battiamo per far capire, prima di tutto ai cantieri nautici, che dovrebbero fornire barche equipaggiate standard, non solo con vele bianche, ma anche con almeno una vela da vento portante. In fondo è un po’ come se le case automobilistiche vendessero macchine che vanno solo in alcune direzioni!

Pensare infatti che circa il 50% delle barche degli armatori che navigano anche FB, non abbiamo mai sperimentato uno spi o un gennaker a bordo, è deludente dal punto di vista della concezione media dell’uso di una barca a vela (anche se in realtà, a noialtri, ci si apre un bel mercato potenziale…). Tradotto vuol dire che il 50%, con vento di poppa, va a motore.

Dopo questa prima delusione, abbiamo atteso un po’  prima di buttarci nel secondo sondaggio; ma il 17 luglio ci siamo decisi facendo la seguente domanda:” Vai in barca a vela abitualmente durante l'autunno e l'inverno?”.

Quello che volevamo capire è se il velista medio va in barca solo d’estate con bel tempo, poco vento, e tanti giorni di vacanza, oppure è motivato da una passione per cui, quando può, veleggia anche nelle stagioni più fredde, magari prendendo la macchina nel week-end per andare al mare al posto che a sciare in montagna.
 
Avremmo potuto chiedere solo chi naviga di inverno, escludendo l’autunno, ma non abbiamo voluto estremizzare la domanda.
 
In questo caso abbiamo raggiunto una copertura di 2.667 persone (molto più bassa  della precedente) ma con  ben 122 voti (quindi quasi con il doppio di risposte).
 
Il risultato è stato 74% di si e 26% di no.
 
Questo ci è piaciuto molto benché sappiamo che nella nostra marina (il Porto di Lavagna), il numero di velisti praticanti in basa stagione è molto più basso.

Avere la barca nel Mediterraneo ci dona infatti il privilegio, poco diffuso negli altri mari, di poter navigare praticamente tutto l’anno, incontrando giornate stupefacenti ed estremamente gratificanti, ancor più in inverno.
 
Constatare che la grande maggioranza non abbandona la propria barca a vela in bassa stagione, ci ha riempito il cuore di positività.

Gratificati da questa risposta, il giorno di ferragosto ci siamo spinti in un ambito "spigoloso" con la domanda “Che tipo di randa hai?” offrendo le risposte “randa tradizionale” e “randa avvolgibile”.
 
Senza voler ne entrare in polemica ne tantomeno offendere coloro che abbiano scelto di armarsi con randa avvolgibile nell’albero, per noi  si tratta di un argomento sensibile perché -  per esperienza professionale - consideriamo la diffusione dell’ avvolgibile nell’albero – qualsiasi sia il sistema – più il risultato di ottime azioni di marketing, che un vero passo in avanti verso la semplificazione della vela da diporto. Anzi…
 
Infatti, con la randa avvolgibile nell’albero (non necessariamente nel boma), oltre a garantirsi indiscutibilmente una randa meno performante rispetto a quelle tradizionali, ammettendo che sicuramente è più facile da aprire e chiudere rispetto ad issare ed ammainarne una anche se fornita di lazy-bag e winch elettrici, la verità è che se incorri in un problema – e prima o poi “incorri in un problema” – se la randa resta bloccata mezza avvolta,  non la puoi ne issare ne ammainare: e in questo malaugurato caso si paga molto salato il prezzo dell’adozione di questo sistema…

 
La ragione sottesa che ci ha spinto verso questa domanda è nel cercare di intuire quale fosse la percentuale di velisti disposti ad adottare un costoso  compromesso quale quello della randa avvolgibile, in virtù della comodità d’uso.

Detto ciò il risultato ci ha molto confortato: intanto abbiamo avuto una copertura di 5.966 persone. Poi moltissimo commenti – alcuni in verità anche un po’ troppo forti – sostenevano la tesi dell’inefficienza e del rischio legato alla randa avvolgibile nell’albero.
 
Alcuni armatori hanno voluto sottolineare giustamente che si sono dotati di randa avvolgibile nel boma: soluzione per noi interessante in quanto permette l’adozione di una vela steccata e quasi sempre della stessa forma di quella tradizionale ed inoltre, anche se si bloccasse a metà, si può sempre ammainare. Non abbiamo però ancora sufficiente esperienza per consigliare o meno tale sistema.

148 voti hanno assegnato la confortante quota del l’85% alle barche dotate di randa tradizionale ed un netto 15% avvolgibile. Evviva!

Il 21 agosto, convinti di incappare in una disfatta, proponiamo la domanda “Sai usare senza problemi il tangone?”.
 
Questione molto faziosa, l’abbiamo fatta per capire in qualche modo il livello di preparazione media del velista, tenendo conto che questo accessorio “virtuoso” è da molti – troppi – considerato superato.

Le vele tangonate, inoltre, richiedono due cose imprescindibili: un equipaggio, ed un equipaggio che le sappia usare bene. Ciò è evidentemente contrario alla contemporanea tendenza verso la semplificazione delle manovre con barche, anche di grandi dimensioni, che possono essere portate anche da una sola persona (con l’ausilio del pilota automatico e motore di prua).

Ed invece, su una copertura di 5.768 persone e 125 voti ricevuti, il 61% delle risposte hanno confermato positivamente la domanda (39% di no) dandoci un inaspettato appagamento: riteniamo infatti splendido che la maggioranza (benché ridotta) delle persone che ci hanno risposto, affermino di saper utilizzare senza problemi una manovra praticamente scomparsa sulle barche contemporanee. Questa, per chi scrive,  è cultura velica e resistenza alle mode inflitte dal marketing.

Arriviamo quindi alla domanda definitiva, la prova del nove: il 27 agosto chiediamo  “Che tipo di vela per vento portante hai a bordo? (con o senza calza, con o senza frullino - ogni tipologia, peso o taglio)”.
 Le risposte sono rispettivamente  “Simmetrica (ogni tipo)” e “Asimmetrica (ogni tipo)”.

Questo sondaggio esclude automaticamente coloro che non sono dotati di vele portanti, e ciò ci ha messo ovviamente a rischio di non raggiungere il quorum delle 100 risposte.

Di conseguenza abbiamo cercato di “aprirla” il più possibile, invitando in qualche modo a rispondere,  nella categoria degli asimmetrici, anche i possessori di vele non proprio portanti come i Code 0, e nella categoria dei simmetrici, i nostri clienti delle vele Parasailor e Parasail che uniscono i vantaggio (escludendo  gli svantaggi) di spi e gennaker tradizionali.

Con questa domanda entriamo nella pura “filosofia della vela”: abbiamo infatti già precedentemente affrontato nel  nostro articolo intitolato “Il paradosso del velista che di poppa va a motore” (presente su questo blog: http://www.fbyachting.it/blog/index.php?il-paradosso-del-velista-che-di-poppa-va-sempre-a-motore ) in cui affrontiamo le differenze fra vele asimmetriche – oggi più diffuse – e simmetriche.

Invitiamo di cuore ad approfondire l’argomento leggendolo,  ma il succo è che le vele asimmetriche, sono apparentemente più facili da usare rispetto ad uno spi tradizionale con il suo tangone, ma hanno degli angoli limitati, non raggiungono  gran lasco e poppa piena – che è poi sono le andature dove una vela portante serve di più -  e per questo finiscono troppo spesso ben ripiegate nel fondo di un gavone.

Con l’esclusione dei nostri Parasailor e Parasail – che si usano anche in equipaggio ridotto senza tangone -  uno spi tradizionale richiede appunto un equipaggio addestrato e di conseguenza – per ragioni evidenti- rischia anch’esso di finire in fondo ad un gavone.

Ma al di là degli svantaggi e vantaggi che le due tipologie offrono e delle varianti rappresentate dai Code 0, Parasailor e Parasail, le risposte a questa domanda ci indicano se la tendenza nella scelta è verso una vela (apparentemente) più facile, ma più limitata, oppure verso una più tecnica ma in grado di offrire ben altre soddisfazioni.

Ma veniamo ai numeri dell’ultimo sondaggio:

Come temevamo, nonostante una copertura di ben 6494 persone raggiunte, abbiamo ottenuto soltanto 75 voti non sufficienti quindi per raggiungere il quorum prefisso di 100 persone...

Era prevedibile a conferma del risultato della prima domanda dove poco più della metà ha dichiarata d’aver “provato” una vela da vento portante sulla propria imbarcazione.
 
Per cronaca, i risultati sono stati 39% simmetrica, 61% asimmetrica ma, per quanto confermino una tendenza che ci sembra condivisibile, non li vogliamo commentare perché appunto non li consideriamo scientificamente significativi.
 
Avremmo potuto fare altre domande interessanti ed andare avanti per mesi, ma abbiamo intuito una certa “assuefazione” ai nostri sondaggi e quindi, contenti dei risultati ottenuti fino ad oggi, abbiamo deciso di fermarci qui e tirar le somme…. e devo dire (parlo solo a mio nome) che in fondo mi considero molto fortunato  d’essere un velista italiano.

Per il resto, si tratta soltanto di risultati ottenuti dal mondo virtuale di Facebook: il mare ed il vento sono altrove,  e ci aspettano!
 
Buon vento a tutti, quindi…
 

Ezio Grillo

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